Spioncino
Essere mostruoso presente in tutte le mitologie e religioni conosciute dall’uomo, nei secoli il trasloco è stato rappresentato in modi assai diversi, ma con caratteristiche ricorrenti: per i Galiziani guidati da Bermudi II era spirito impalpabile seminatore di zizzania intrafamiliare; gli Aztechi della Triplice Alleanza lo rappresentavano come un viscido serpiforme divoratore di scatole e ninnoli; nella cultura Masai del clan Kisonko veniva tramandato il pericolo di un vortice psichico, che causava raptus di censimento maniacale dei vestiti in eccesso. Ogni versione esistente è concorde in merito alle terribili conseguenze psicofisiche del trasloco.
Nell’epoca moderna la decisione di trasferirsi da una casa all’altra, una volta esaurito l’iniziale entusiasmo causato da quegli intonsi muri appena imbiancati e dall’eco dei salotti ancora vuoti, conduce l’essere umano in uno stato di preoccupazione e ansia non tanto difforme dalle leggende dell’antichità. Non si manifestano di certo pitoni antropomorfi affamati, né fantasmi della discordia, ciononostante ogni persona viene messa di fronte a uno dei grandi quesiti del nostro tempo: faccio da me con la mia utilitaria Euro -1 del 1996 o metto mano al portafogli e chiamo una ditta di professionisti?
Spesso lo zio con il furgone-quello-che-usa-per-lavorare fa pendere la bilancia verso l’autodeterminazione. Si parte carichi d’entusiasmo e pennarelli indelebili con i quali scrivere, cancellare e riscrivere il contenuto di scatoloni di recupero, che come piante infestanti occupano in pochi attimi ogni metro quadro di terreno calpestabile, salvo poi rendersi conto dell’enormità dell’impresa troppo tardi. Studi dimostrano che almeno il 66,6% di chi decide di occuparsene in solitaria, a metà dell’opera si ritrova sul tetto della vettura preposta, in lacrime, a scorrere annunci online di ditte dell’est Europa composte da ex campioni regionali di Wrestling. Il restante 33,4% semplicemente mente e inveisce in silenzio contro la propria arroganza.
Tutto questo però non deve fermare il nomadismo domestico, il desiderio di cambiamento e la voglia di avere un’anta in più per non dover accatastare le magliette ricreando colonne partenoniche di cotone e viscosa. Perché il trasloco è sì una delle peggiori decisioni che si possano prendere nella vita, ma anche un’occasione di catarsi che trova la sua massima realizzazione nelle benne dell’Ecocentro.
Forse solo Frodo può comprendere la sensazione che regala il trovarsi sulla cima di una rampa, di fronte a un enorme contenitore nel quale gettare mobili e oggetti, godendosi lo sforzo muscolare e gli applausi scroscianti dei vetri che si infrangono. Frodo e chiunque reputi il Capodanno il momento perfetto per fare spazio in casa.
Per questa operazione di pulizia liberatoria vale più che mai il detto “Happiness is real only when shared”, ovvero: portatevi un amico/a forzuto/a con cui battervi il cinque e comunicare tramite versi scimmieschi, mentre lanciate il divano Ikea color ciliegia, che sembrava tanto caruccio sul catalogo, e godetevi insieme la melodia del suo infrangersi tra i resti di credenze della nonna e Billy malmontate. Voi fidatevi e provateci, la terapia non sembrerà più l’unica esperienza in grado di sgravarvi di pesi e traumi infantili.
La piacevole burrosità delle braccia e la sensazione di aver buttato via la brutta parte di voi vi riaccompagneranno sulla strada del ritorno verso casa, ma prima non dimenticate di salutare gli operatori giallo fluo dell’Ecocentro, con quel sorriso stanco e complice tipico di un compagno di trip allucinogeno. Loro vi guarderanno come si guardano i ragazzini che si atteggiano dopo il primo tiro di cannetta, eppure li sentirete vicini come compagni d’avventura.
Questo momento di purificazione dello spirito sarà sufficiente per evitarvi la dannazione eterna in seguito alla sequela ininterrotta di bestemmie con la quale avete scandito le ultime settimane? Di certo no. Non badateci e godetevi senza remore il passeggero rinfrancamento dell’animo, senza pensare al momento in cui quelle scatole che alla fine avete smesso di catalogare, perché tanto vi sareste sicuramente ricordati cosa ci avevate messo dentro, sosteranno silenziose accatastante in un angolo contenendo quel set di tegami che starete cercando con foga e incredulità.
Quando tutto sarà finito tra le dita rimarrà una malinconica fotografia, le stanze vuote e le benne piene, e la promessa che tutto questo non riaccadrà mai più. Fino al prossimo trasloco.
