Al-Khwārizmī

Miraggio

Lo amate, quando indovina i vostri gusti e anticipa i vostri bisogni, lo odiate, quando vi fa sentire spiati e lo scoprite al servizio dei potenti supermercati che desiderano solo farvi cliccare su “Acquista ora”. Lo invocate, quando volete farvi notare dal mondo o quando ne volete sfruttare la potenza di calcolo, lo dileggiate, quando pensate di intuirne gli schemi ripetitivi o quando i risultati del suo lavoro non sono di vostro gradimento. Ma lo conoscete veramente?

Oggi abbiamo il privilegio e l’onore di poter intervistare colui che posiziona uno dietro l’altro i video di gattini che vi fanno tanto ridere; colui che vi suggerisce l’imperdibile promozione per quei pantaloni elastici senza bisogno di stiratura a cui avete pensato per sbaglio; colui che organizza, pianifica, analizza e propone tutto quello che viene messo in mostra.

Oggi intervistiamo lui.

Prima di tutto, lo pronuncio bene? Aldo Ritmo, so che qualcuno storpia il suo nome e la cosa non deve fare piacere.

– La ringrazio, finalmente qualcuno che fa un po’ di attenzione. Oramai ci ho fatto l’abitudine, ma per anni è stato motivo di grande frustrazione. Ai tempi del mio Erasmus spagnolo i miei compagni non riuscivano a pronunciare correttamente il mio nome; era tutto un Algo di qui, Algo di là, Algo mas, necesitas Algo, Algo es Algo, una confusione terribile. Da lì mi sono trascinato dietro questa storpiatura e ancora adesso mi perseguita. Aldo, Aldo Ritmo, grazie.

Partiamo con una domanda scomoda: è vero che lei lavora per una setta di avidi, potenti lucratori senza scrupoli, interessati esclusivamente a direzionare verso le proprie tasche i flussi economici di chi ha a che fare con lei?

– Sì e no [sorride]. Parto rispondendo a una domanda scomoda con una scomoda realtà: tutti dobbiamo arrivare in qualche modo a fine mese. Dopo aver conseguito la laurea in Matematica presso la prestigiosa Università degli Studi Persiana, mi sono ritrovato catapultato in un mondo del lavoro che se ne faceva poco delle mie conoscenze teoriche. Mi sono dovuto adattare, accettando quello che riuscivo a trovare: stage e lavoretti sottopagati perlopiù. Pian piano sono riuscito a costruire la mia carriera, ma purtroppo è vero che, per chi lavora nel mio campo, le aziende che possono garantire prospettive lavorative adeguate sono poche e sempre le solite.

Quindi in fondo è vero quando la accusano di essere al soldo di grandi multinazionali, volte a nient’altro che al profitto.

– È vero, presto la mia competenza e il mio tempo a gruppi internazionali, che suppongo abbiano come principale interesse il mero guadagno. Se vogliamo essere onesti, lo facciamo in tanti e non credo ne debba essere fatta una colpa: il sistema che regola la nostra società, ahinoi, è crudele e, numericamente parlando, basato su delle incongruenze strutturali. Il problema però non sono io.

Ah no?

– Io mi occupo di ricerca, analisi, probabilità e prioritizzazione. Il mio è un lavoro che è sì commissionato da padroni dai dubbi valori morali, ma è anche fortemente influenzabile da chi ne usufruisce.

Si spieghi meglio.

– Vede, i miei datori di lavoro hanno intuito qual è uno dei principali motori del business moderno: la pigrizia. Le persone [sì, anche voi N.d.R.] vogliono faticare sempre meno, vogliono essere facilitate e accettano di buon grado qualche limitazione al proprio spirito critico, se possono risparmiare anche solo pochi click di mouse. Da questa triste verità nasce il mio lavoro: il mio compito è farvi trovare quello che ancora non sapete di desiderare, senza che facciate nemmeno la fatica di rendervene conto.

Questa, mi perdoni, però sembra un’operazione di scaricabarile poco elegante: sta accusando il nostro pubblico di aver creato la sua stessa gabbia. Lei crede veramente che, al giorno d’oggi, la gente possa avere il potere di ribaltare un sistema che è guidato da élite che detengono la stragrande maggioranza delle risorse economiche e tecnologiche?

– Sarò brutale, sì. E torno a quanto detto prima. È vero, il mio lavoro di base è fortemente influenzato da trend generali e le aziende per cui lavoro puntano a fare i propri interessi, ma è altrettanto vero che se le persone passano ore a guardare video di gender reveal finiti male, reel di dubbio gusto sulla spremitura di pustole abnormi o articoli di sedicenti guru dal successo facile, io sono portato a pensare che queste cose siano interessanti. Io, in fondo, sono al servizio del pubblico. Posso essere educato, posso capire grazie alle vostre scelte cosa importi veramente. Se domani tutti voi smetteste di seguire influencer scandalistici e prestaste attenzione solo a contenuti riguardanti una rara specie di ungulato nano nativo del Borneo sud orientale, quello sarebbe il nuovo trend. Ma deve interessarvi davvero, non vale solo lamentarsi del mio lavoro e poi tornare a farsi cullare dall’innata pigrizia.

Dunque che messaggio vuole mandare a chi la sta ascoltando?

– Il problema non sono io, Aldo Ritmo, che non sono nient’altro che un funzionario tecnico. I problemi più grandi sono due: le piattaforme su cui ci incontriamo, quelle sì, sono di proprietà di poche persone e sono costruite per i loro interessi, non per i vostri. Il secondo problema è la natura del pubblico, che non ha ancora capito che, con un po’ di buona volontà, avrebbe il potere di cambiare le cose. Combattere l’indolenza è un primo passo; sfruttare in modo diverso gli strumenti, come quelli con cui lavoro io, può essere una piccola svolta. E magari anche ricordarsi di pensare prima di cliccare su “Acquista”.

Il suo sembrerebbe quasi un messaggio politico.

In effetti, se posso, approfitto di questo spazio per presentare il programma del mio ingresso in politica: si riassume in 243 semplicissimi punti…