Vita d’un paguro 6

[Varietà]

Lucas aveva origliato per caso la conversazione e adesso era nel mezzo di una tromba marina di emozioni. Sentiva la rabbia bruciante nei confronti del padre, della sua folle decisione e delle sue menzogne; intravedeva un riflesso di tristezza da abbandono, da solitudine incombente; percepiva un’eco di senso di colpa, pesante alla base del collo, a cui non riusciva a dare una forma vera e propria. Nel gorgo si mescolavano paura, sgomento, violenza e voglia di scappare.

Prima che riuscisse a far ordine e decidere che cosa fare, il padre girò l’angolo e lo vide.

– Lucas, che cos…

– Pezzo di guano, mi fai schifo, mi fa schifo che tu sia mio padre, ti odio!

Edgar rimase paralizzato di fronte alla rabbia del figlio, passò qualche secondo prima che riuscisse ad articolare una qualsiasi parola.

– Lucas, non capisci, ti spiegherò tutto, tutto si risolverà, è per…

– Non dire che è per il mio bene, né per quello di mamma! Sei un plancton di egoista del plancton e ti odio!

– Lucas, ora basta! Cosa ne puoi sapere tu? Sono tuo padre non ti permettere di mancarmi di rispetto in questo modo!

La voce usciva acuta ed affannata, le parole erano istintive, sragionate.

Lucas guardava il padre negli occhi, mentre sentiva i propri che si gonfiavano come la marea.

– Perché vuoi abbandonarci? Cosa ti abbiamo fatto?

Il tremolio della bocca ebbe la meglio e Lucas sentì le lacrime sgorgare lente. Edgar percepì il peso di un’intera baia calarglisi sulla conchiglia, lottò contro l’insorgere del pianto. Non voleva crollare di fronte al figlio.

– Lucas, tu e la mamma siete tutto per me, io, io non voglio causarvi dolore, come posso… come posso darvi l’amore che meritate se navigo in tutta questa tristezza?

Il giovane paguro aveva abbassato lo sguardo, di tanto in tanto tirava su con il naso.

– Non lasciarmi solo papà. Quando Lucas alzò il capo Edgar sentì il fiato spezzarsi, gli occhi si riempirono di lacrime, poi girò la conchiglia e se ne andò.

Vita d’un paguro 4

[Varietà]

Cielo. Sole. Vento.

Dalla pelle dell’oceano spuntò la coda di una balena, nera e lucida di riflessi. In un movimento a rallentatore ritagliò l’orizzonte, poi s’immerse e scomparve. In aria galleggiava un gabbiano svagato, gli occhi stretti e le ali aperte. Volava, immaginando l’ignoto e sognando l’amore, o forse avendo solo fame. Sul bagnasciuga la schiuma delle onde si fermava per un attimo prima di dissolversi, colorando di scuro lo strato di spiaggia umido. A pochi metri dal volatile limite che le onde non avevano ancora superato, un paguro interruppe il silenzio con un poderoso rutto.

Marcello socchiuse gli occhi e guardò verso il cielo, rimanendo abbagliato per un attimo dai raggi solari caraibici. Quella mattina si era svegliato con un importante mal di testa, causato da un post sbronza di quelli da granchio reale. Non c’era niente da fare, pensò massaggiandosi le tempie, non si era ancora abituato al rum del posto, così dolce e infingardo.

Per festeggiare il suo primo mese caraibico aveva prenotato il privé più lussuoso del Crustacean Royale, offrendo da bere a tutti, gasteropodi e non. Gli effetti sarebbero stati persistenti, ma Marcello non dava impressione di preoccuparsene.

– Marçelo! Marçelo mio!

La voce acuta e sensuale apparteneva a Olinda, una tellina del posto che si era intrattenuta tutta la sera con Marcello e i suoi amici. Olinda aveva bevuto più di tutti loro messi insieme, senza scomporsi di un granello.

– Marçelo mio, che bruta viso che tiene! Todo bien?

– Si corallino mio, solo che non sono più il crostaceo di un tempo e certe serate non le reggo più un granché bene.

– Hihihi, que tonto que sei Marçelo, me fai morir!

– Eh, di ‘sti ritmi pure tu…

– Que?

– Nada amor, nada. Perché mi cercavi?

– Te busca un tipo que ha llamado al telefono del bar. Se chiama Edgardo.

Marcello diede l’impressione di non recepire immediatamente l’informazione, poi si alzò a fatica e si diresse verso il locale per rispondere alla chiamata del cugino.

La ricerca della bambina 1

[Varietà]

Una bambina, sdraiata sulla cima di una collinetta erbosa, guarda la discesa e conta in silenzio.

– Tre, due, uno…

Trattiene un palloncino di fiato nei polmoni, si sporge appena e lascia che l’inerzia le faccia prendere velocità.

Mentre rotola, prima piano poi sempre più veloce, tiene le braccia alte sopra la testa, tese come se dovesse arrivare al pensile alto della cucina, e lo sguardo serio, intenzionata a non perdersi neanche una sfumatura dei colori che le si alternano frenetici davanti agli occhi. Il terreno diminuisce la propria pendenza, tornando progressivamente in piano, e con lui rallenta anche la corsa della trottola umana, finché non si ferma con un leggero tonfo sull’erba.

Sdraiata sulla schiena la bambina fissa il blu, la testa che le gira appena e fa ruotare le nuvole sopra di lei, e ripensa al caleidoscopico alternarsi tra terreno e cielo della sua discesa. Ricerca un particolare, un’immagine al confine tra realtà e fantasia, un fotogramma fuori posto.

Dopo qualche minuto sbuffa, si tira su e torna decisa sulla cima della collina.

Che sia più reale

[Varietà]

Una ragazza sta guardando un porno. Chiude e ne apre un altro. Chiude e ne apre un altro.

Una ragazza cerca un porno. Che sia più reale, più fedele e in cui le tette di lei siano più belle.

Una ragazza chiude le pubblicità e clicca play. Mette il video a tutto schermo, abbassa di poco il volume.

Una ragazza osserva in silenzio con il piede appoggiato alla gamba del tavolo, un braccio sul ginocchio leggermente sollevato, la mano ciondoloni davanti all’inguine.

Una ragazza indossa un reggiseno chiaro e un pantaloncino di tessuto leggero, bianco e rosa slavato, il disegno di un coniglietto su un fianco.

Una ragazza socchiude gli occhi e inarca la schiena, le dita come piume guidate da palmi rosati, caldi, fermi.

Una ragazza sente in bocca saliva dolce e morbida, ascolta i suoni del sesso, guarda l’aria gialla intorno a sé.

Una ragazza nuota in un fischio di caramello che le corre nelle vene e per una frazione di secondo soltanto vede, sente, assaggia ogni atomo del mondo.

Una ragazza rientra nel proprio corpo, abbassa lo schermo del computer e sente sete.