Non ho mai letto Murakami

[Flussi]

Curami come mi cura perdermi tra i vicoli delle città, quando la voglia di scoprire da dove viene quel bagliore dietro l’angolo disegna la mappa.

Curami come mi cura la playlist di Spotify, quando azzecca un pezzo dopo l’altro come se conoscesse i bpm necessari al mio umore.

Curami come mi cura un bicchiere di porto, quando mi fa compagnia nella calda solitudine, plaid alcolico, latore di memorie.

Curami come mi cura Livorno, quando m’infonde un’ingiustificata apertura d’occhi, di vocali, di sorriso.

Curami come mi cura vedere due code pelose davanti a me, quando rimbalzellano sulla curiosità e si fermano, si girano e mi aspettano.

Curami come mi cura l’ultimo punto, quando chiude un testo che non ha più nulla da dire.

Curami come mi cura Murakami; in verità non l’ho mai letto, mi piaceva solo come suonava.

Compito in classe

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola CONDIVISIONE. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @una_goccia_di_pioggia @lasognatricedelnullapoesia @alicenonsa @iosonorainmaker @gabbianigrassifoglivolanti @hotel_caracas_cc @laragazzachecorreconilupi @respiro_nero. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Compito in classe.

Il candidato elenchi le più intime condivisioni, in ordine sparso d’importanza.

Svolgimento.

La condivisione di un brano musicale, uno di quelli azzeccati dalla Discover Weekly di Spotify; l’ho scoperto io, ne sono geloso e fiero, ma tu, tu devi aprire questo forziere con me.

La condivisione della crosta del Magnum; sappiamo tutti di cosa si sta parlando, da qui l’amore dista giusto qualche passo.

La condivisione di un dolore grande, di quelli che ti spingono vagabondo per una strada illuminata da quei lampioni che sfarfallano nei film americani; cerco la tua voce per tornare a casa.

La condivisione di un libro, che porta con sé l’ineluttabile paura di vederlo tornare sgualcito, con le orecchie, addirittura di non riaverlo indietro mai più; questa di tutte le condivisioni è una di quelle più intime.

La condivisione delle bambole pelose che scodinzolano e limonano a tradimento; quel guinzaglio che hai in mano è controllato a vista dal cuore di babbo.

La condivisione dei miei pensieri per te, sotto forma di lettera; scritti, riscritti, letti, riletti, stracciati, ririscritti, ririletti, senza penna e calamaio ma con una venatura rossa e profonda.

La condivisione di un tramonto sul mare; dovrebbe sempre svolgersi in silenzio, ignorando crampi e formicolii, e sarebbe opportuno che si concludesse sempre con un bacio.