Aria caffè

[Varietà]

Colonne!

Colonne a perdita d’occhio

righe in fasci da dodici

rigoroso ordine militarcronologico

sull’attenti!

Rinchiuse in celle colorate

cifre tristi gridano la loro innocenza

implorano per una boccata d’aria

– Aria, per carità! –

mentre dita di legno sbattono il capo su lettere sbiadite

caratteri immemori del loro significato.

Pausa caffè

liberi tutti

non andate troppo lontano

state dove possiamo vedervi

e non toglietevi per nessun motivo le catene dalle caviglie.

E mi vedi

[The One]

Ti aspetto

sul ciglio di un marciapiede

tra gli echi di una canzone di strada

i riverberi spazzati dalle folate dei passanti

in balìa degli sguardi distratti di chi non sente

la canzone che ti sospinge come vento

quando affiori dalla porta di un negozio

e mi vedi

e mi sorridi.

Fermo a uno sguardo esterno

[Varietà]

Un bambino stringe gli occhi e fissa il cielo. Vuole capire da che parte vadano le nuvole.

Dove corrono?

A che velocità si spostano?

Si muovono tutte insieme o ognuna per conto suo?

Il bianco esplode, fa lacrimare gli occhi, ma il bambino si impegna a non sbattere mai le palpebre, ché non vuole perdersi nemmeno un istante di quella corsa lenta e inesorabile.

Mentre placido passa il tempo, scorrono domande, pensieri e sogni, volano alti come palloncini, seguendo la scia di quelle nuvole mai ferme, sebbene, quando guardate, sembrino immobili.

In un gioco interiore con sé stesso e la natura, un bambino stringe gli occhi e fissa il cielo, lasciandosi libero e leggero, fermo a uno sguardo esterno, eppure in volo dentro di sé.

Preso com’ero

[Varietà]

Eppure l’avevo messo qui

quel sogno,

sono certo di averlo messo qui da qualche parte.

Ricordo di aver pensato: “lo lascio qui, così sono sicuro di ritrovarlo”,

sarebbe stato il primo posto dove avrei cercato, quando sarebbe giunto il momento.

Ora che il momento è giunto,

o almeno credo,

di riprendere in mano quel sogno, di soffiarci sopra,

di farne qualcosa di più

di un semplice sogno buttato lì,

proprio ora,

non lo trovo più.

Com’è possibile?

Non è che i sogni sono volatili, vero?

Non è che sottoposti a una certa pressione, a una certa attesa, evaporano?

Non funziona così, vero?

A scuola non mi pare ce l’abbiano mai detto,

avrebbero dovuto dedicare un’intera lezione di chimica sui passaggi di stato dei sogni,

non ci hanno mai insegnato nulla del genere,

o magari non ero attento io,

ero così svagato,

preso com’ero da certi sogni.

I fagiolini fanno toc

[Varietà]

Nella categoria “Azioni Proustiane” rientra a pieno titolo l’atto del pulire i fagiolini.

Elba, Zanca per la precisione, piena estate; al centro del salone un tavolo di legno massiccio, nascosto da una cerata ricoperta d’immagini di fiori e piante, ognuna con il proprio nome scritto in un corsivo minuto e sgranato. A capotavola un bimbetto, 6 o 7 anni, i capelli umidi dalla doccia, petto nudo e pantaloncini a righe. Alla sua sinistra la nonna, 60 o 70 anni, per il bimbo non c’è molta differenza, capelli gonfi dalla piega, vestaglia azzurrina e grembiule a righe. A dividere i due un cumulo di bastoncini verdi, appuntiti alle estremità; due chili almeno, forse più.

– Allora, stellina, per pulire i fagiolini devi togliere il capo e la coda, così.

Toc. Toc.

Il ragazzino fissa nella mente l’azione e annuisce. Prende un fagiolino e con la punta delle dita stringe un’estremità.

Niente toc.

– Guarda, non strizzarlo, pieghi leggermente e tiri.

Toc. Toc.

Le sopracciglia del bimbo si aggrottano appena, afferra un altro fagiolino, stringe e tira.

Niente toc.

Il nipote guarda interdetto la nonna che sorride e prende un baccello.

Toc. Toc.

– Nonna perché i miei fagiolini non fanno rumore?

– Che rumore?

– I tuoi fagiolini fanno toc.

– Oimmèna, anche i tuoi fagiolini possono fare toc, stellina. Se li pulisci bene faranno toc! Su, riprova.

Il bimbo prende un fagiolino dalla montagnetta, concentrato afferra l’estremità dal baccello da cui spunta un pezzettino di rametto secco, piega e tira.

Toc.

Il nipote sorride, alzo gli occhi verso la nonna e in uno sguardo si trasmettono la gioia.