Sulla bellezza della tristezza 3

[Flussi]

Non c’è più niente di tuo qui eppure sopravvive l’eco. Rimbomba nella valle celebrale, devo ascoltare, non devo tapparmi le orecchie. Devo ascoltare e godermi l’angoscia del suo svanire lentamente nei ricordi.

Poi sarà di nuovo una valle d’aria fresca.

Ma prima fammi piangere un’ultima volta, per favore. Le lacrime non sono mai inutili, come non lo sono mai le pagine scritte male senza fermarsi. Lo scarabocchio d’inchiostro è un profilo di me che non conoscevo, che ignoravo. Grazie a queste lacrime mi si para davanti come il fugace riflesso di una vetrina in cui non ti riconosci subito.

Sono io quelle lacrime, sono io anche quello.

Forse il senso della tristezza è questo: metterti di fronte di fronte un altro lato di te stesso.

Se è così allora sì, la tristezza è bella.

Sulla bellezza della tristezza 2

[Flussi]

Tristezza vecchia e tristezza nuova, sono qui con voi e ora ci leggiamo.

Stai passando e passerai, come passa tutto quanto. Non del tutto però; lasciami una goccia di tristezza che mi aiuti a vedere tutto ciò che è stato con occhio critico e la capacità di sorridere rivivendo sprazzi di luce.

Stai passando ma un pezzo di te è ancora qui.

Ho cercato di accelerare i tempi e l’ho lasciato indietro.

Pianto i piedi, avevo smesso di camminare, stavo scappando e non me ne rendevo conto.

Passa adesso, passa perché ora sono pronto per vederti andare via. Saranno le ultime lacrime che ti dedicherò.