[Varietà]
Mi pareva
un corvo rognoso
una profezia sibillina
uno schiaffo postale
una pedata scrotale
uno scherzo del destino
una missiva del Demonio
e invece era
una cartella esattoriale.
[Varietà]
Mi pareva
un corvo rognoso
una profezia sibillina
uno schiaffo postale
una pedata scrotale
uno scherzo del destino
una missiva del Demonio
e invece era
una cartella esattoriale.
[Varietà]
Mi pareva
un oracolo pelvico
un’apparizione mistica
un segno di pace
un’utopia onirica
un dono del Maestro
una gemma senza eguali
e invece era
una fava stiappona.
[Varietà]
Eh
oh bellino
cos’è quello sguardo lì?
Quel luccicore rimettilo in tasca, che è meglio.
Che non è mica il caso
che non sei mica il caso
che mica ti puoi permettere
di essere ciò che non sei.
Non è che adesso arrivi tu
splendido splendente
e fai del mondo ciò che ti pare.
Eh, no
non si fa così.
Dai retta a me
che sono venuto prima di te
e so
come non fare.
[Flussi]
Dove porta quest’eterno battibecco tra cinismo e dolore, che muove le dita,
le lacrime,
che tira giù le serrande e tira dentro i panni,
che lascia solo piccoli spiragli da cui sbirciare ciò che capita all’esterno,
al sicuro,
nel proprio pantano?
Quanto costa questa scostante comunicazione di vasi comunicanti,
accomunati,
solo da una striscia di DNA, niente più che un elenco di colori,
di ricordi,
che sfumano nel nulla?
Come finirà questo delirante saliscendi senza meta,
senza senso,
che si tuffa dal bordo di uno foglio e fa pluf in un mare calmo,
oleoso,
e rimane sul pelo dell’acqua, come una piuma,
come un senso di colpa?
[Varietà]
Ho perso i sensi
vista
udito
olfatto
gusto
tatto
sesto
doppio
buon
comune
orario
unico
vietato
pratico
critico
di marcia
di appartenenza
di colpa
dell’orientamento
dell’umorismo
della misura
della vita
che adesso
mi fa senso.
[Varietà]
Mi pareva
il teatro dell’assurdo
la sagra dell’asino
il chiocciare d’un pollaio
il trionfo della cacofonia
il declino della speme
la sconfitta di Darwin
e invece era
Temptation Island.
[Varietà]
Mi pareva
un ostacolo tra le coltri
una presenza incomoda
un ingombro caparbio
una fermezza arborea
un risveglio effervescente
un’idea come un’altra
e invece era
un’erezione mattutina.
[Varietà]
Mi pareva
un supplizio a raggi UV
un’offesa a vita bassa
uno sconquasso di bacini
una lotta tra felini
un tormento cacofonico
una piaga inestirpabile
e invece era
un reggaeton di merda.
[Varietà]
Mi pareva
un afflato di tradizione
un’istigazione peccaminosa
un tripudio olfattivo
una promessa alle papille
un addio alla sobrietà
una piscina di trigliceridi
e invece era
una parmigiana fatta in casa.
[Varietà]
Sdraiato a terra
gres porcellanato effetto legno sotto la nuca
rimbomba una canzone
pulsa nel cervello
ovatta le sinapsi
panna cotta i pensieri.
Ma poi, quali pensieri?
Qui è tutto un pot-pourri di melassa e bassi
quattro-quarti e comandi vocali
amplificato dal gress porcellanato effetto legno
che è un ottimo conduttore
o forse no
in fisica avevo 4.
Ma poi, che canzone è?
Quella canna era decisamente troppo forte.