E invece 13

[Varietà]

Mi pareva

un momento di cedimento

una pietra di pongo

un intoppo di percorso

un’inforcata plantare

un augurio discutibile

un’interpretazione catartica

e invece avevo

pestato una merda

E invece 11

[Varietà]

Mi pareva

un ricordo sinestetico

una diapositiva acidula

un cocktail agrobiliare

una madelaine disarmonica

un sequel avariato

una risacca di passato

e invece era

il riproporsi della peperonata.

E invece 10

[Varietà]

Mi pareva

un tuffo nella condensa

un’immersione nel Crystal Ball

un sogno in apnea

una falla stomatidrica

un risveglio in umido

una notte sul bagnasciuga

e invece avevo

sbavato sul cuscino.

E invece 8

[Varietà]

Mi pareva

il prurito onnisciente

la sassaiola lillipuziana

lo sfogo dell’innaffiatoio

la disperazione del colino

il velo del sudore

l’indecisione del meteorologo

e invece era

la solita pioggerellina di merda

Stanze vuote e benne piene

[Varietà]

Ci sono momenti in cui si fanno i conti con la propria vita fino al punto in cui si è arrivati, momenti in cui vengono messe alla prova le nostre capacità di adattamento, in cui testiamo duramente il nostro equilibrio mentale. Uno di quei momenti è il trasloco.

Essere mostruoso presente in tutte le mitologie e religioni conosciute dall’uomo, nei secoli il trasloco è stato rappresentato in modi assai diversi, ma con caratteristiche ricorrenti: per i Galiziani guidati da Bermudi II era spirito impalpabile seminatore di zizzania intrafamiliare; gli Aztechi della Triplice Alleanza lo rappresentavano come un viscido serpiforme divoratore di scatole; nella cultura Masai del clan Kisonko veniva tramandato il pericolo di un vortice psichico che causava raptus di censimento maniacale dei vestiti in eccesso. Ogni versione esistente è concorde in merito alle terribili conseguenze psicofisiche del trasloco.

Tutto questo però non deve fermare il nomadismo domestico, il desiderio di cambiamento e la voglia di avere un’anta in più per non dover accatastare le magliette ricreando delle colonne partenoniche di cotone e viscosa.

Perché il trasloco è sì una delle peggiori decisioni che si possano prendere nella vita, ma anche un’occasione di catarsi che trova la sua massima realizzazione nelle benne dell’Ecocentro. Forse solo Frodo può comprendere la sensazione che regala il trovarsi sulla cima di una rampa, di fronte a un enorme contenitore nel quale gettare mobili e oggetti, godendosi lo sforzo muscolare e gli applausi scroscianti dei vetri che si infrangono. Frodo e chiunque reputi il Capodanno il momento perfetto per fare spazio in casa.

Quando tutto sarà finito tra le dita rimarrà una malinconica fotografia, le stanze vuote e le benne piene, e la promessa che tutto questo non riaccadrà mai più. Fino al prossimo trasloco.

E invece 6

[Varietà]

Mi pareva


un doppiaggio fuori sincro


una cover rimasterizzata


uno spin-off mal riuscito


una replica su Retesette


un ricorso Viconiano


una legge di Murphy


e invece era


un decreto ministeriale.