E invece 16

[Varietà]

Mi pareva

un afflato di tradizione

un’istigazione peccaminosa

un tripudio olfattivo

una promessa alle papille

un addio alla sobrietà

una piscina di trigliceridi

e invece era

una parmigiana fatta in casa.

In fisica avevo 4

[Varietà]

Sdraiato a terra

gres porcellanato effetto legno sotto la nuca

rimbomba una canzone

pulsa nel cervello

ovatta le sinapsi

panna cotta i pensieri.

Ma poi, quali pensieri?

Qui è tutto un pot-pourri di melassa e bassi

quattro-quarti e comandi vocali

amplificato dal gress porcellanato effetto legno

che è un ottimo conduttore

o forse no

in fisica avevo 4.

Ma poi, che canzone è?

Quella canna era decisamente troppo forte.

Notti alcoliche d’oriente

[Varietà]

Chi non legge cantando gode solo a metà – https://www.youtube.com/watch?v=UFeKIviF6Ts

Ore bevi con me

versa un poco di Chianti

oh barista

è tanto che il bicchiere aspetta un Gin

quello che verserai

è un liquore importante

stapperò lo Champagne più costoso che hai laggiù

il Cointreau è mio

un mezzo litro basterà?

Nessuno ti dirà: “mi fermo qua”

Mi sbronzerò per sette

Ti servo io

c’è uno Zacapa accanto a te

chiedi e ti porterò

un po’ di Vov

che dolce sensazione nascerà (è una shenshassione dooolsce)

ogni birra che ho

anche quella più fredda

no non vale la vodka che tra poco ti aprirò

Ne vuoi ancor? (segna poi pagherò)

fra mille spumanti sceglierò (voglio quello più bello)

con un po’ di Kalhua o di Sangria

tra vini e cocktail spazierò

Vedo per tre (un Angelo Azzurro farò)

ma questa nausea passerà? (Preferisci un bel Porto?)

No, non berrò mai più, mai più quel rhum

solo un giro e poi me ne andrò.

Beh, quanto fa? (Duecento e sei)

Dai non scherzar (Duecento è ok)

E chi ce li ha? (Il conto è qua)

Non pagherò.

E invece 13

[Varietà]

Mi pareva

un momento di cedimento

una pietra di pongo

un intoppo di percorso

un’inforcata plantare

un augurio discutibile

un’interpretazione catartica

e invece avevo

pestato una merda

E invece 11

[Varietà]

Mi pareva

un ricordo sinestetico

una diapositiva acidula

un cocktail agrobiliare

una madelaine disarmonica

un sequel avariato

una risacca di passato

e invece era

il riproporsi della peperonata.

E invece 10

[Varietà]

Mi pareva

un tuffo nella condensa

un’immersione nel Crystal Ball

un sogno in apnea

una falla stomatidrica

un risveglio in umido

una notte sul bagnasciuga

e invece avevo

sbavato sul cuscino.

E invece 8

[Varietà]

Mi pareva

il prurito onnisciente

la sassaiola lillipuziana

lo sfogo dell’innaffiatoio

la disperazione del colino

il velo del sudore

l’indecisione del meteorologo

e invece era

la solita pioggerellina di merda

Stanze vuote e benne piene

[Varietà]

Ci sono momenti in cui si fanno i conti con la propria vita fino al punto in cui si è arrivati, momenti in cui vengono messe alla prova le nostre capacità di adattamento, in cui testiamo duramente il nostro equilibrio mentale. Uno di quei momenti è il trasloco.

Essere mostruoso presente in tutte le mitologie e religioni conosciute dall’uomo, nei secoli il trasloco è stato rappresentato in modi assai diversi, ma con caratteristiche ricorrenti: per i Galiziani guidati da Bermudi II era spirito impalpabile seminatore di zizzania intrafamiliare; gli Aztechi della Triplice Alleanza lo rappresentavano come un viscido serpiforme divoratore di scatole; nella cultura Masai del clan Kisonko veniva tramandato il pericolo di un vortice psichico che causava raptus di censimento maniacale dei vestiti in eccesso. Ogni versione esistente è concorde in merito alle terribili conseguenze psicofisiche del trasloco.

Tutto questo però non deve fermare il nomadismo domestico, il desiderio di cambiamento e la voglia di avere un’anta in più per non dover accatastare le magliette ricreando delle colonne partenoniche di cotone e viscosa.

Perché il trasloco è sì una delle peggiori decisioni che si possano prendere nella vita, ma anche un’occasione di catarsi che trova la sua massima realizzazione nelle benne dell’Ecocentro. Forse solo Frodo può comprendere la sensazione che regala il trovarsi sulla cima di una rampa, di fronte a un enorme contenitore nel quale gettare mobili e oggetti, godendosi lo sforzo muscolare e gli applausi scroscianti dei vetri che si infrangono. Frodo e chiunque reputi il Capodanno il momento perfetto per fare spazio in casa.

Quando tutto sarà finito tra le dita rimarrà una malinconica fotografia, le stanze vuote e le benne piene, e la promessa che tutto questo non riaccadrà mai più. Fino al prossimo trasloco.