Senza fiato

[Flussi]

Vorrei scrivere a parole quella sfumatura di arancione, quella che scivola tra il rosso di una nuvola bassa e il giallo di un solicchio che si spegne in una riga marina e fa “ffffff”, come un fiammifero acceso che si tuffa in un bicchier d’acqua, dove mi perdo e nuoto rimbombando contro le pareti come un pesce sordo che memoria non ne avrà mai e che, cercando un modo per non perdersi tutto quel che vive, scrive sul vetro con il naso tutto quel che può, come quando scrivo sulla doccia appannata anche se le lettere svaniscono dopo un momento, lasciando una bolla trasparente che divide chi sta dentro e chi sta fuori, sebbene essere fuori non sia possibile in un mondo di ranghi, stretti come arnie a vento alimentate da aliti di fiato, dove per uno che respira altri novecentonovantanove muoiono, e allora che senso ha cercar parole per far vedere un arancione che in un attimo è passato, memoria, storia, oblio, addio.

Detriti

[Flussi]

Clicco play e sullo schermo appaiono montagne di detriti accumulati su palmi aperti, protesi verso un pubblico in attesa di download.

Proposta di un pasto non richiesto, indigesto, servito con la delicatezza riservata alle oche condannate ad essere innaffiate con Madeira.

Delirio loro, delirio mio, delirio a senso alternato e con destinazioni opposte. Rette parallele sprezzanti, disprezzanti, dispiegamenti di ali spiumate in picchiata verso il suolo, verso detriti di parole.