Lascia un segno

[Flussi]

Unisci tutti i puntini.

Fai un viaggio in solitaria.

Levati le scarpe usando i piedi.

Urla quando nessuno ti sente.

Incidi il tuo nome su un banco di legno.

Lascia sciogliere il cioccolato sulla lingua.

Chiedi il bis dello snack omaggio in aereo.

Rutta forte in mezzo alla gente.

Asciugati le mani sui pantaloni.

Lecca un francobollo.

Rovista tra le scatole in cantina.

Ruba qualcosa all’Autogrill.

Origlia il litigio di due estranei.

Alita su un vetro e scrivi con il dito.

Suona un citofono e scappa.

Mangia una fetta di pane senza sale con l’olio.

Piscia in un parco senza alberi.

Chiedi un rimborso per il ritardo di un treno.

Scrivi su un muro con una bomboletta.

Lascia un segno del tuo passaggio e durante il viaggio sii pazzo senza doverlo essere; mangia, bevi, godi e pensa che, da vivo, tante cose senza senso ti hanno fatto pizzicare la pelle.

Crazy night

[The One]

Seduti su una panchina ad ascoltare un chitarrista di strada.

Mezz’ora di silenzio fatta eccezione per l’iniziale richiesta di una penna extra per disegnare, anche se l’avevi già.

Non ricordo come abbiamo cominciato a parlare ma dopo poco eravamo al pub. Birra io, succo d’ananas e vodka tu.

Chiacchiere, arte, viaggi, poi via per la città.

Viste panoramiche, boschi e lezioni di botanica, il porto, monaci fantasmi, camminate e pause, poi una fontana e i piedi bagnati.

Siamo arrivati a casa alle 4:30.

Ci siamo baciati subito anche se volevi un caffè, poi seminudi.

Sei sempre andata con donne, mi confessi, ti devo guidare. Sei timida.

Lingue, tette, poi nudi.

Risate soffuse, gemiti, ancora lingua.

Mi rimproveri di non averti fatto il caffè.

Mani.

“Facciamo una doccia?”

Ci insaponiamo, ancora labbra e lingue.

Sono le 6.30. Usciamo e piove; tu mi dici di godermi la pioggia.

Superiamo il tuo hotel, torniamo indietro.

Seduti alle 7 nel dehor, birre vuote sul tavolino, vorrei rubare un bicchiere ma non lo faccio.

Mi chiedi di lasciarti i contatti, se mai vorrai un altro tour sotto la mia guida.

Forse non ci sentiremo mai più e io non ricordo nemmeno il tuo nome, se non che iniziava per A.

Non vuoi fare l’accademia, vuoi un bus e girare il mondo, conoscere, parlare. Fallo, ti prego.

Ah, e abbiamo visto un riccio.