Aria caffè

[Varietà]

Colonne!

Colonne a perdita d’occhio

righe in fasci da dodici

rigoroso ordine militarcronologico

sull’attenti!

Rinchiuse in celle colorate

cifre tristi gridano la loro innocenza

implorano per una boccata d’aria

– Aria, per carità! –

mentre dita di legno sbattono il capo su lettere sbiadite

caratteri immemori del loro significato.

Pausa caffè

liberi tutti

non andate troppo lontano

state dove possiamo vedervi

e non toglietevi per nessun motivo le catene dalle caviglie.

Luce al risveglio

[Flussi]

La sveglia dorme ancora, le lenzuola respirano delicate. Tende pannose, blu e azzurre, sostano davanti alla finestra incrostata di acqua secca, macchie di un maltempo passato. Al di là della trasparenza, butterata come il volto di un adolescente acneico, una ringhiera sciupata. Avrebbe bisogno di mangiare un po’ di più; le si vedono i mattoni del muro di fronte da quanto è magra.

Attraverso loro, attraverso tutto questo, filtra luce gialla. Luce inaspettata e forte, ripassa i colori, ne lucida i toni, spinge sulla levetta della saturazione.

Arriva dall’esterno e verso l’esterno invita gli spettatori, affinché la seguano fino alla fonte che là li aspetta.

Una giornata di sole attende al bar per un bacio e un caffè.

Effetti del caffè

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola CAFFÈ. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @una_goccia_di_pioggia, @lasognatricedelnullapoesia, @alicenonsa, @iosonorainmaker, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @laragazzachecorreconilupi, @respiro_nero. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Esistono sensazioni che solo il caffè è in grado di darmi.

Un breve scatto di adrenalina psicosomatica; dieci minuti di pausa da qualsiasi pensiero o azione; una scelta variopinta di cui percepisco a stento le differenze; un calore momentaneo alto due dita; un gusto dolceamaro, persistente.

Eppure, mento.

Perché la stessa scossa la ricevo dopo un tuo messaggio nel dormiveglia.

Perché la stessa sospensione dalla routine la vivo quando mi guardi dal basso con quegli occhi al caramello salato.

Perché la stessa confusione cromatica me la danno i tuoi vestiti, che sembrano cuciti solo per stare sulla tua pelle e mi sembrano tutti bellissimi allo stesso modo.

Perché lo stesso bollore lo sento quando, geloso delle labbra, il tuo bacino si incolla al mio.

Perché la stessa sensazione mi resta sulla lingua quando ti penso: dolce perché hai preso il mio stomaco e gli hai agganciato due palloncini gonfi d’elio; amara perché l’hai lasciato volare via senza seguirlo tra le nuvole; persistente perché nonostante il nostro incontro sia durato una manciata di minuti, il tango che abbiamo ballato non può svanire tra le note di un musicista di strada.