Statistiche e riflessioni

[Varietà]

[Post più autoreferenziale, e autocelebrativo, del solito, abbiate pazienza.]

Ieri Gabbiani grassi e fogli volanti ha compiuto 2 anni.

Fuori i numeri! Come richiede la società dei consumi e delle statistiche. 315 testi, con questo; 203 followers su Instagram, 194 likes su Facebook, alla data in cui scrivo, che a spanne significa, senza contare i doppioni, 1 post per ogni follower.

Alcune gioconde riflessioni in merito.

La réclame.

Sono aperti i saldi! Che ognuno di voi si accaparri un post! Tutti testi originali made in me 100%! Presto, i migliori stanno già andando a ruba! È un’offerta che scade nel momento in cui la leggete!

La riflessione piagnona.

Scrivere sui social, farlo in maniera molto personale, mischiando generi e ispirazioni, buttando dentro presunta poesia, sfoghi e storielle dal significato profondo quanto un pozzo, lo facciamo in tanti. Troppi. E badate bene, mi metto nel “troppi”. Però non si fa del male a nessuno. Non è vero, a volta si fa del male a noi stessi, ma spesso l’arroganza supera l’autolesionismo. Procediamo quindi, al galoppo verso nessuno sa cosa.

La brillante conclusione dal sorriso amaro.

Quella che in fondo tutti cerchiamo, che spesso contraddistingue un testo mediocre da un testo che appare pregno di significato. Beh, la brillante conclusione questo testo sconclusionato non ce l’ha, ci sono due candeline, tocca soffiarci sopra, guardare il fumo che va e sorridere a questo strano mondo.

Tanti auguri ai gabbiani grassi e ai fogli volanti.

Scalogna (2 di 2)

[Varietà]

[…continua da lunedì.]

Pochi minuti prima il boia si era occupato personalmente di andarlo a prelevare dalla galera, lo aveva condotto su un palco di legno vuoto e lo aveva spogliato con le proprie mani, buttando i vestiti direttamente nella spazzatura. Lo aveva trovato un gesto estremamente degradante da parte del proprio carceriere; in fondo erano vestiti buoni, avrebbero potuto far comodo a qualcun altro, in fondo erano vestiti suoi, le uniche cose che possedeva.

Ora attendeva sdraiato con la guancia schiacciata sul pavimento di legno, in attesa da qualche minuto. O forse da qualche ora. O forse da qualche secondo. Aveva perso totalmente il senso del tempo durante la permanenza nella prigione bianca, dove il buio era costante e la luce entrava raramente, per pochi secondi soltanto.

Sentì dei passi avvicinarsi alle proprie spalle, poi fermarsi, poi armeggiare con qualcosa di metallico.

– E così, oggi, morirò. Non so se si possa definire destino, giustizia o sfortuna tutto questo. Di certo so solo che oggi morirò.

I pensieri del condannato rimasero intimi dentro di lui, mentre gustava l’ultimo scampolo di silenzio, assaporandolo come fosse il suo piatto preferito.

La lama del boia calò con un sibilo, tranciando di netto il collo come fosse un gambo di sedano. Non pago il boia infierì sul cadavere con forza sovrumana, apparentemente insensibile alla scena ripugnante che aveva creato con le proprie mani.

L’uomo posò il coltello e prese un panno per asciugarsi le mani.

– Amore, lo scalogno è pronto, devo tagliare qualcos’altro?