Niente di più

[Flussi]

Vorrei tuffarmi in un vortice, uno di quelli tanto grandi da essere ricordati nella mitologia, e abbandonarmi a lui, a ogni sua direzione.

Lascerei le braccia molli, la testa ciondoloni e mi farei guidare nella sua profondità, figlio suo, senza fare domande, senza darmi risposte.

Vorrei tuffarmi in un vortice e non risalire a galla mai più, restare giù, dove l’acqua è più blu.

Sorgente

[Flussi]

Funziona che adesso ho mille rivoli alla ricerca d’una foce, impazienti di solcare un letto ancora sconosciuto, famelici di avventura; alcuni hanno un incedere molto lento, altri sono rapidi e impetuosi, alcuni sono ampi e pomposi, altri più snelli e sbarazzini.

Mille incipit o sprazzi o frasi o intenzioni in attesa di un percorso, lampeggiano per attirare la mia attenzione, alcuni sono già formati, altro ristagnano ancora nei vortici della mente.

Li tengo legati insieme con una sorta di senso di responsabilità, tutti vicini e tutti distinti, tutti accomunati dalla stessa sorgente, tutti alla ricerca d’una foce, tutti alla ricerca d’una voce.

Equilibrio

[Varietà]

Un sabato invernale.

Il cielo striato di grigi carichi di lacrime.

La sabbia gelida come neve, i piedi ghiacciati da non sentire più le dita.

Il mare a riposo mosso dal russare del vento.

Nel mezzo del quadro una vela fosforescente. Densa e obliqua pende e ritrova l’equilibrio, come in un costante bisogno di smarrimento.