Nel bosco profondo che fa paura

[The One]

Vali molto di più tu, con uno stivaletto pesante fuori stagione e un vestito svolazzante color bosco-quello-profondo-che-fa-paura, che quel pizzo vistoso laggiù, sempre nella stessa posa che inganna il tempo che non si gode.

Ed è bello il tuo sguardo di un attimo, ed è brutta la mia timidezza che mi schiaffeggia perché non ti guardi troppo a lungo, perché non mi sieda accanto a te.

Per dirti cosa poi?

Di stare attenta che nel tuo vestito c’è il lupo cattivo?

Ah, comunque, aspettava un altro.

Per questa volta grazie timidezza.

Scatole in cantina 3

[Flussi]

Io sono, sono stato, sarò. Si può dire?

Sono un fiume, un rigagnolo, che precipita e piega; non posso fermarmi, non sono quello della sorgente, sarò lo stesso alla foce.

Sono liquido e il mio letto decide come sono. Reagisco per quelle che sono le mie capacità di adattamento.

Sono liquido e non mi fermo. Lo stagno è morte. Stasi è lapide.

Fate spazio arrivo, state comodi mi plasmo su di voi.

La donna che viaggiava sulle scarpe rosse

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola SIRENA. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @alicenonsa, @aritmia_poetica, @bostikdisillusioned, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @iosonorainmaker, @laragazzachecorreconilupi, @respiro_nero, @sibilodivento. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Viaggiava su un paio di scarpe di un rosso consumato, non le slacciava mai. Senza stagioni, zuppe d’acqua o stinte dal sole, la portavano a migliaia di bivi, ne spingevano i piedi per chilometri, poi sostavano penzoloni su una panchina troppo alta.

Non aveva gambe lunghe ma una lunga lista di desideri che declamava a testa alta. “Udite, udite! So cosa voglio e non ho paura di cercarlo!” e intanto camminava, osservava e aspettava.

Non è importante il colore dei suoi capelli, sappiate solo che era esattamente la sfumatura di cui avreste avuto bisogno.

Volete proprio che vi parli dei suoi occhi? E privarvi così del senso di apnea che precede il tuffo dalla scogliera?

Vi dirò solo che le sua mani parevano avere l’ineluttabile capacità di adattarsi agli incavi delle dita alle quali si sarebbero strette.

Non l’ho mai vista svestita ma so che sul fianco portava il tatuaggio di una sirena; avete presente, una di quelle old style, bordi spessi e colori da astuccio delle scuole elementari.

Come lo so, dite?

Di quella sirena ne potevo sentire il canto.

Di chi mi innamoro?

[The One]

Mi innamoro delle artigiane dietro bancarelle improvvisate che intrecciano gioielli bruciando i fili delle collane con l’accendino; delle artiste di strada, tutte sorriso e colore, canottiera senza reggiseno e un rasta, uno solo; delle bariste tatuate che corrono senza guardare in faccia nessuno, con un grembiule liso, un foulard in testa e le labbra umide; delle pittrici indipendenti con l’anello al naso e i pantaloni larghi da genio della lampada.

Mi innamoro di chi non è distratto dalla normalità, di chi non scavalca i piedi altrui, di uno sbaffo di matita nera, di un corpo, di un movimento, di un’intercapedine tra mento e collo, di un paio d’occhi.

Io sono libreria

[Flussi]

Con una playlist da viaggio soft come nebbia, cambio prospettiva e guardo la libreria dal basso.

È bellissima.

Sono io questa libreria; sempre la stessa nella struttura, qualche libro in meno, un ordine differente.

Sono io questa libreria; solida e particolare, con qualche volume che si porta dietro da anni, altri da poco tempo.

Sono io questa libreria; tanti argomenti diversi all’interno, simili o distanti ma tutti dentro di me.

Ho una sistemazione logica, qualche punto fermo, tanti colori, ancora qualcosa di troppo, settori poco esplorati e spazi vuoti.

Bisogna sempre avere degli spazi vuoti.

Per fare degli spostamenti interni e per poter accogliere nuovi libri.

C’è chi è Leggenda, io sono Libreria.

7/31 Fantasia

5/31 Narrazione

4/31 Musica

4/31 Infantilismo

2/31 Sport e tifo

2/31 Vari scarti

1/31 Burocrazia

Il resto, 6/31, spazi vuoti.

L’ansia è mortale

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola ANSIA. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @alicenonsa, @laragazzachecorreconilupi, @iosonorainmaker, @hotel_caracas_cc, @gabbianigrassifoglivolanti, @sibilodivento, @aritmia_poetica. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

L’ansia è mortale.

Ottura i pori, secca la fronte, incrocia gli occhi, incrosta il naso, desertifica la bocca, gelatinizza le braccia, inumidisce i palmi, spreme i polmoni, affossa lo sterno, accartoccia lo stomaco, gonfia l’ombelico, fa appassire l’inguine, cementifica le cosce, sfalda le rotule, inarca i piedi.

L’ansia uccide ogni singolo organo del corpo.

L’ansia è mortale.

Quindi, per definizione, ha un inizio, una vita, un’evoluzione, una fine, un funerale. È mortale com’è mortale chi la partorisce, la cresce, la nutre, la vive.

Se l’ansia è mortale allora può essere uccisa.

Se può essere uccisa è necessario scoprire quale arma è più efficace.

Se l’arma è efficace l’ansia è mortale, è morta.

I piatti nella lavastoviglie

[The One]

È da quando mi hai detto che vai fuori di testa se non si lavano i piatti prima di metterli in lavastoviglie, da quando me l’hai detto con gli occhi di Crudelia Demon che insegue i cuccioli di dalmata, da quando mi hai spiegato che bisogna farlo perché la tua lavastoviglie è vecchia e ogni due per tre si intasa, che lavo sempre i piatti prima di metterli in lavastoviglie.

Anche se non viviamo insieme.

Anche se la mia lavastoviglie funziona benissimo.