Somme

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola BISOGNO. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @ale_primo_conte, @alicenonsa, @aritmia_poetica, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @iosonorainmaker, @respiro_nero. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Questo nostro bisogno è un bi-sogno.

È la somma di una bocca più una bocca.

Due occhi più due occhi.

Tre cuscini economici più tre cuscini variopinti.

Quattro ruote di station wagon più quattro ruote di utilitaria.

Sei bicchieri dell’Ikea più sei bicchieri della nonna.

Dieci dita della mano più dieci dita della mano.

Cento mete mai viste più cento luoghi da vedere insieme.

Duecentosei ossa più duecentosei ossa.

Mille parole non dette più mille parole da ascoltare.

Poco più di duecentottantanovemilaottanta ore di vita più poco meno di duecentottantanovemilaottanta ore di vita.

Un milione di sfumature più un milione di sfumature.

Questo bisogno è un libro scritto a quattro mani da due romanzieri utopici – voglio fondermi rimanendo me stesso! – che condividono le scorte di inchiostro, avanzano una parola alla volta, si godono ogni stanghetta delle “a”, ogni puntino sulle “i”, ogni svolazzo delle “z”. Decine di parole già scritte, centinaia di pagine di appunti, migliaia di fogli bianchi che pulsano.

Questo bisogno lo creiamo in due, sarà uno e non avremo bisogno di nulla.

Ciak, si gira

[The One]

Un’ora e mezza o poco più, il tempo di un film nemmeno troppo lungo.

Una ragazzo, una ragazza, una lingua estranea a fare da tramite.

Di sfondo Firenze nell’ora del tramonto, nell’ora dello spritz.

Camminano per vie decorate di grandi bellezze, non ne guardano nemmeno una.

Parlano e vagano, senza sapere dove sono diretti, guidati dall’urgenza di stare insieme.

Poi tutto si ferma.

Gli occhi di lei si abbassano; quando si rialzano hanno cambiato luce, si sono caricati di una dose extra di zucchero e rossore.

Lui riceve uno scappellotto da un diffuso formicolio cutaneo che anestetizza la lingua.

Si ritrovano mano nella mano, si fermano a baciarsi ogni 57 metri; di più non resistono, apnea di ossigeno e labbra, lingua e fiato per poter continuare a camminare.

“I didn’t expect that” dice lei. Lui la bacia. Respirano. 

Il sipario, per favore, lasciatelo dov’è. Un’altra bobina, presto!

Tu credi nel Destino? O è solamente il Caso ben vestito?

Fette universali di quadrante

[Flussi]

Mi infastidiscono le grandi verità, come i grandi bestseller, i grandi successi mainstream.

Sottostare a regole che altri prima di me hanno bollato come infallibili fa scoppiettare il lato anticonformista e refrattario al già detto, già visto, già vissuto.

Proprio io dovrei essere prevedibile solo perché qualcun altro si è trovato in una situazione simile? Vadano pure in culo il soggetto, la situazione e il binario su cui dovrei correre.

Eppure.

Eppure a volta capita che i bestseller siano tali per un motivo valido, che il mainstream sia effettivamente opera d’ingegno notevole e che certe regole della vita si ripetano senza guardare in faccia i protagonisti.

Il punto è che forse è vero che c’è un tempo per tutto e non è vero che quel tempo possa essere così diverso da persona a persona.

Forse esistono delle fette di quadrante entro le quali dobbiamo oscillare per poter fare un passo avanti.

Che so: per elaborare un lutto tra i 3 mesi e i 3 anni.

Per perdere la fiducia di un amico tra i 3 secondi e l’ora e mezzo.

Per leggere un libro di lunghezza media tra le 12 ore e i 2 mesi.

Per finire un litro di birra tra i 1,3 secondi* e le 4 ore di chiacchiere. 

Per definire tale una scopata tra i 5 minuti della sveltina e le 3 ore del sì-ora-basta-eh.

Per la fine di un’importante relazione tra i 6 mesi e i 2 anni, 129 giorni, 6 ore, 47 minuti.

Per reputare idonea l’attesa tra un album musicale e l’altro tra i 6 mesi e il “ah, ma sono ancora vivi?”.

Per godere dello scambio d’amore tra genitore e figlio tra il primo sguardo in sala parto e una vita intera.

Ok, sì, bene.

Ciò non toglie che la cosa mi stia altamente sul cazzo.

Vorrei essere padrone del mio orologio, ma forse l’unica cosa che si può fare è scegliere il modello e il colore.

(* mi sono documentato NdA)

Con-torto

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola TORTO. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @aritmia_poetica, @bostikdisillusioned, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @iosonorainmaker, @laragazzachecorreconilupi, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione. (Progetto nato su Instagram).

Nacque storto in un mondo di storti che si inclinavano per apparire dritti.

Nel corso della sua vita, a torto o a ragione, optò per una mimetica drittura che mai mascherò la stortura ma quietò la paura.

Un giorno suonò il postino, firmò dove c’era da firmare, aprì il pacco: aveva ricevuto un torto.

Non aveva tutti i torti, quello gli mancava, ne rimase sgradevolmente sorpreso; se lo rigirò tra le mani, per un attimo pensò che fosse già suo e in qualche modo glielo avessero estorto, poi lo annusò e si accorse di avere per le mani un torto marcio.

Chi mai si era preso la briga di fare un torto del genere proprio per lui?

Quando riuscì a calmarsi lo appoggiò sul tavolo e si mise dalla parte del torto per avere una nuova visione del mondo.

Attraverso il nuovo filtro percepì quanto il suo mascherarsi fosse assurdo e distorto e decise, da quel giorno, che mai più avrebbe nascosto lo storto che era.

Se mai mi induceste, ob torto collo, a commentare questa storia ammetterò il contorsionismo di questo testo notturno, casuale, pastrocchio.

Buona giornata

[The One]

Sono uscito prima di te e volevo lasciarti un bigliettino sulla macchina.

Avrei scritto una frase della canzone di Dalla che ti piace tanto, una battuta sciocca oppure solamente “ti amo”.

Non l’ho fatto e mi tengo dentro queste parole, questo pensiero.

“Ciao, buona giornata” e vai via senza neanche un bacio.

Vendesi parola

[Varietà]

Vendesi a causa del personale disinteresse a sfruttarne tutte le potenzialità la parola pesca.

Solamente cinque lettere per ben due utilizzi diversi!

Di misura contenuta, nella modalità ortofrutticola si presenta morbida, maneggevole e aperta. Pèsca presenta qualche segno di usura, principalmente morsi, ma è sempre stata trattata con attenzione, scelta accuratamente e lavata prima di ogni utilizzo. Da utilizzatore affezionato devo ammettere che me la sono dovuta sciroppare anche quelle volte che si rivelava insipida e poco appetibile. Disponibile nelle varianti: bianca, gialla e noce.

Grazie alla pratica levetta si passa alla modalità sportiva con un solo click, con la possibilità di godere di un weekend rilassante in solitaria o in compagnia. In questa versione pésca si può considerare pari al nuovo, usata una sola volta appena acquistata ma perfettamente integra. Attenzione: all’interno della parola è presente una sola esca di prova. Stivali di gomma e canna non inclusi.

Se interessanti su internet si trova facilmente l’accessorio “vattela-“: associato a pésca permette un terzo uso della parola che però al momento mi sfugge.

Contattare solo se realmente interessati, non mi faccio prendere all’amo da perditempo.

Non accetto permute con la parola botte.

Gira-sole

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dall’opera di Simonetta Pedicillo @vidart_ao (v. immagine). Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da un elemento comune. Questa settimana partecipano: @alicenonsa, @aritmia_poetica, @bostikdisillusioned, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @iosonorainmaker, @laragazzachecorreconilupi, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

– Che fai?

– Sto ballando.

Gambe storte, ginocchia e limpidezza in un elastico senza ritmo.

– A cosa stai ballando?

– Sto ballando a girare il sole.

Braccio sinistro in alto a destra, braccio destro in basso a sinistra. Movimento rotatorio con una fine incerta.

– Come si fa a girare il sole?

– Lo si prende per i bordi, tieni i polpastrelli morbidi che è delicato, poi tiri forte.

Testa ciondolante, guidata da una musica muta che non smette mai.

– Così… così va bene?

– Non domandare, non serve. Cerca il volo dei gabbiani e spingi verso la cima delle montagne.

Il sole gira, le labbra schiuse. I movimenti seguono le note inascoltate di una natura ritagliata nei colori.