In attesa di una scelta

[The One]

Resto fermo tra due correnti. Faccio forza con le braccia e con le gambe per non cedere ai due flussi opposti. Mi bruciano le spalle, mi brucia il petto. Il petto è in fiamme.

L’acqua mi arriva fin sotto gli occhi, non vedo terra. Rapide sorsate d’aria evitano l’annegamento, mentre le due forze mi contendono.

Sono riuscito a trovare un equilibrio instabile in un mare in tempesta. Intendo mantenerlo per rispetto nei miei confronti, perché questo sforzo non venga risucchiato dalla corrente più forte.

Aspetto, immerso nell’acqua, remando per l’immobilismo, in attesa.

Non so quanto resisterò ancora.

Fai presto.

Istantanea

[The One]

La bellezza di una ragazza seduta da sola su un prato risiede nell’armonia che crea con l’ambiente intorno a se. Diventa subito quadro, archetipo di consapevole solitudine.

Nel momento in cui volge lo sguardo verso di te stai guardando la natura, il ciclo delle cose.

E sarebbe sbagliato andare a disturbarla, umano istinto di fare propria la bellezza del mondo. Vile inquinamento della perfezione di un’immagine immodificabile.

Ti guardo da lontano e godo della contemplazione.

Sei un’istantanea che racchiude senso ed estetica.

E io sono fortunato ad averti di fronte.

Portogallo 2

[In viaggio] e anche un po’ [The One]

Óbidos è uno di quei borghi tutto vicoletti e salite, scalette sconnesse, improvvise piazzette.

Le mura, alte, grigio-marroni, lo proteggono come il secchione, odioso, nascondeva con la mano le risposte del compito in classe, per non far copiare.

Muri bianchi, strisce blu e ocra alla base e agli angoli.

Un paio di viuzze dove si sono stretti tutti gli artigiani, i paccotigliari, i venditori di Ginja.

I ristoranti non mancano e mi chiedo se forse non siano troppi per un posto che puoi attraversare da parta a parte in dieci minuti.

Intanto un gatto è passato a salutarmi, rispondendo al classico richiamo a bacetto.

C’è una fiera del cioccolato all’interno di quella che suppongo sia la fortezza, il castelletto. Non sono entrato e un po’ mi dispiace, forse di sera chiuderanno l’ingresso. Come stona quella scritta “Chocolate” dal font molle e giocoso su delle mura così antiche. Qui stona tutto quello che ha meno di mille anni. Le automobili, i cavi a terra della piazza centrale, le persone. Non stona invece la campana che ha appena suonato, chiamando l’adunata alle armi puntute dei turisti che sentono nello stomaco l’avvicinarsi della fine di un altro giorno di vacanza.

Mentre scrivo, e ti pensavo, sei passata. Capelli castani al vento, zaino in pelle marroncino e passo pesante, rapido. Ti sei girata e già non ci sei più.

Appuntamenti inventati e mondi paralleli 1

[The One]

Beata l’ombra delle mia dita che ha potuto sfiorarti le guance e giocare con le curve del tuo viso, in un’estasi di un futuro parallelo.

Eppure da qualche parte siamo, siamo forte. Forse non qui, forse non adesso.

Non sentivo questo vuoto da tempo e ne avevo bisogno. Ne avevo bisogno per capire che ne valeva la pena inventarsi una scusa per trovarmi qui con te. Era giusto esserci e farsi male.

Sbadiglia e ti bacio

[The One]

Non è facile scollarsi dalla curva dei tuoi zigomi che parte dalle orecchie e scollina le guance, illuminate dal tramonto cremisi delle labbra, per poi tuffarsi nella scollatura dove lo sguardo si schianta.

Però te lo dico: se ancora una volta sbadigli, mi guardi e sorridi imbarazzata mi alzo e ti bacio.

Sapessi

[The One]

Sapessi quante parole mi hai ispirato.

Quante canzoni hai riempito di significato.

Quanti momenti avrebbero richiesto la tua presenza.

Già solo per questo meriteresti un bacio di quelli che durano così tanto che poi si scoppia a ridere insieme.

Crazy night

[The One]

Seduti su una panchina ad ascoltare un chitarrista di strada.

Mezz’ora di silenzio fatta eccezione per l’iniziale richiesta di una penna extra per disegnare, anche se l’avevi già.

Non ricordo come abbiamo cominciato a parlare ma dopo poco eravamo al pub. Birra io, succo d’ananas e vodka tu.

Chiacchiere, arte, viaggi, poi via per la città.

Viste panoramiche, boschi e lezioni di botanica, il porto, monaci fantasmi, camminate e pause, poi una fontana e i piedi bagnati.

Siamo arrivati a casa alle 4:30.

Ci siamo baciati subito anche se volevi un caffè, poi seminudi.

Sei sempre andata con donne, mi confessi, ti devo guidare. Sei timida.

Lingue, tette, poi nudi.

Risate soffuse, gemiti, ancora lingua.

Mi rimproveri di non averti fatto il caffè.

Mani.

“Facciamo una doccia?”

Ci insaponiamo, ancora labbra e lingue.

Sono le 6.30. Usciamo e piove; tu mi dici di godermi la pioggia.

Superiamo il tuo hotel, torniamo indietro.

Seduti alle 7 nel dehor, birre vuote sul tavolino, vorrei rubare un bicchiere ma non lo faccio.

Mi chiedi di lasciarti i contatti, se mai vorrai un altro tour sotto la mia guida.

Forse non ci sentiremo mai più e io non ricordo nemmeno il tuo nome, se non che iniziava per A.

Non vuoi fare l’accademia, vuoi un bus e girare il mondo, conoscere, parlare. Fallo, ti prego.

Ah, e abbiamo visto un riccio.