Uno di tutto

[The One]

Una notte

una luna

una stella, una sola, immersa nel mare nero, solcato da

una nuvola galeone.

Un accendino

una canna che arranca semispenta

un bicchierino di grappa al moscato

un brindisi, uno ancora.

Un mondo condiviso

un intreccio di dita peccaminose

uno di tutto, per noi che siamo tutto e

uno.

Siena 1

[In viaggio]

La prima immagine che conservo di te è la discesa che da San Domenico porta verso il tuo cuore.

Sei tutta lì. In uno scorcio, uno spacco di coscia, mostri tutto il tuo meglio. Tetti, righe e torri ammucchiati tra le curve dei seni, pietra liscia e terra che ti fanno da trucco, ricordi e sorrisi come nuvole di profumo. Da lì, incorniciata in una piccola sezione di cielo, sei più bella che mai.

Mi manchi, ma ti ritrovo sempre nelle scorciatoie, nelle cantilene, nelle luci della sera. Ci stendiamo uno sull’altra in quella piazza che sai, quella che rivedo sempre passando dall’entrata della prima volta, quando, sceso l’ultimo gradino, il fiato si tuffò ai piedi.

Mi manchi, ma so che sei lì e tu sai che io, presto o tardi, tornerò.

Phon

[The One]

La porta del bagno, semiaperta, ritaglia una fetta di luce lungo la quale il tuo nudo si modella, corpo di violino, mentre a testa in giù ti asciughi i capelli, cascata d’onice, e tutti gli angoli della stanza sono colmanti dal rumore del phon acceso.

Io, a letto, ti guardo e poi scrivo, finché non mi raggiungi, ti stendi sulla mia schiena, mi baci e facciamo l’amore.

Open space

[Flussi]

Siamo nel nulla cosmico di una sala riunioni, siamo nel nulla comico di celle virtuali.

Siamo incastrati in bottoni di finto avorio, siamo zuppi di inadeguatezza fino al collo.

Siamo in coda in attesa di un bonifico, siamo sulle zampe in attesa di un bocconcino.

Siamo parte di un ingranaggio che ci macina mentre guarda davanti a sé, lo sguardo fisso sul TG.

Siamo i carcerieri del nostro stesso pensiero, che nuota in tondo in una boccia di vetro, mentre le sue urla si perdono nel vuoto di un open space senza più posti a sedere.

La luna del pescatore

[Varietà]

In una notte nera di rimorsi

un pescatore

sulla punta degli scogli

lancia l’amo al cielo

pare che voglia pescare la luna

o almeno il suo riflesso

o almeno il suo ricordo.

Bruciato di fatica

ebbro di follia

sopravvive così un’altra notte

e la mattina

quando sparisce il suo amore

si distende sulla rena

apre le braccia, piange e canta.

Purché sia vivo

[Flussi]

Sono alla ricerca di stimoli e spinte, un continuo bisogno di scosse elettriche che risveglino pensieri atrofizzati, che riaccendano energie avvolte nel piumino della domenica mattina dicembrina.

Parole, immagini, un pensiero, un incipit, uno schiaffo, un insulto. Qualsiasi cosa purché sia viva.

Sono a terra, gratto con le dita, polpastrelli scorticati, sotto le unghie solo sangue e terra.

Sono a terra, il fiato corto, il viso sporco.

Sono a terra, elemosino uno spunto, foss’anche uno sputo, purché sia vivo.

La fine della gara

[Flussi]

Sto rincorrendo me stesso, in gara contro un tempo lepre, su un anello mentale senza traguardo.

Con il fiato corto arranco, inciampo, poi riparto, scatto, rallento, circondato da una folla di domande, dubbi e falsi miti che incita o sbeffeggia, a seconda dell’umore.

Esistono momenti però, attimi, in cui sento il vento fischiare, l’aria fredda sfiora le orecchie, fa lacrimare gli occhi e in bocca ha un sapore divino. I momenti in cui riesco a correre sono quelli che ripagano la fatica e gli sberleffi del pubblico.

Una corsa senza fine.

La fine sono io.

Punta nera

[The One]

Quella curva nera e stretta,

dove affondano quei tramonti,

quelli che meriterebbero un altro nome;

brillii e il vento della caduta,

giù, fino all’acqua

tra le macchie del fondale.

Ti porterò lì,

ché dobbiamo vedere insieme

quella memoria eterna;

ché voglio essere con te,

ridisegnare i tramonti

annegare negli sguardi .

Eppure anche lontani,

senza neanche una stilla di salsedine,

strizzo gli occhi e guardo l’orizzonte,

ché ogni giorno con te

è una giornata di mare.

Follia (4 di 4)

[Varietà]

[…continua da venerdì]

Certo la prospettiva di poter fare tutto ciò che desidero, in particolare quella cosa dello sfiorare i bordi delle persone che avete detto prima, mi alletta, certo sarebbe strano mi allattasse, allietare sì, ma meglio restare allerta. Mi hanno usato per tanto di quel tempo, che le lancette dell’orologio hanno fatto lo stesso numero di giri del London Eye da quando è caduto dai perni e ha iniziato a correre per strada.

Io non ho mai potuto dire se mi andava bene o no tutto questo, nessuno me l’ha mai chiesto, nessuno mi ha mai ascoltato. Peraltro è tutta la vita che non posso mai fare quello che voglio fare, quello che mi dicono di fare, quello che farei se potessi fare. Non che io sia il burattino di nessuno, sia chiaro, qui sono l’unico senza fili in un mondo di marionette guidate a loro insaputa da tutte quelle mani nascoste dietro slogan e bottoni fluorescenti che gridano “Acquista subito”, “Offerta speciale”, “Approfitta dello sconto”, “Non perdere l’occasione”, “Mira e spara”, “Boom”, “+112 kills SuperCombo”, “Andrai all’inferno”, “L’inferno sono gli altri”.

Ok, allora, se per voi va bene, entrerei dentro di voi. Sono un po’ nervoso ma se poi dovesse scappare un peto scapperò anche io urlando “Al peto! Al peto!” così nessuno potrà pensare che sia stato io. Un peto porta di certo scompiglio, ma mai quanto questi candelotti di tritolo che ho legato in vita e farà scoppiare tra tre, due, uno, cosa sono quelle facce, ma dai stavo scherzando.

Oppure no?

D’altronde si sa come va con le folle: basta un solo folle al loro interno per trasformare tutto in una follia.