Tappino rosso

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola ALCOOL. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @ale_primo_conte, @aritmia_poetica, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @iosonorainmaker, @mes.chers.souvenirs. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Ti cancellerò via con un colpo di spugna ubriacata di alcool, quello rosa con tappino rosso, quello che sgrassa e lascia un odore di nettezza ospedaliera, lividi disinfettati.

Alcool denaturato come persa è la tua natura animale, sociale, carnale, comunicazionale, sessuale, occhiale, feudale, spaziale, maiale, elicoidale.

Lascerai una scia imbevuta di parole insensate con l’alitosi, che almeno imparassi a bere come si deve, almeno quello.

Ti voglio distante come m’è distante un pechinese con un giubbotto di paillettes trasportato in una borsetta griffata che si sbronza tutte le sere con lo champagne per dimenticare la sua condizione di pechinese con un giubbotto di paillettes trasportato in una borsetta griffata.

Quando poi sarai solo un tappino rosso all’orizzonte stapperò la bottiglia delle grandi occasioni e ti lancerò dietro il vuoto a rendere, godendomi lo spettacolo dei cocci che esplodono in ogni direzione.

Smalto

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dall’opera di Simonetta Pedicillo @vidart_ao (v. immagine). Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da un elemento comune. Questa settimana partecipano: @ale_primo_conte, @alicenonsa, @anima_1_0_1, @aritmia_poetica, @bostikdisillusioned, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @iosonorainmaker, @laragazzachecorreconilupi, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento, @spazinfiniti. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Opera di Simonetta Pedicillo

Culla, culla il fucile caldo la donna con le unghie smaltate, non gli canta la ninna nanna.

Non dorme mai il fucile ninnato dalla ragazza con le dita di sabbia, vorrebbe il seno sinistro di lei che saltella e non ride.

Per la strada lui la difenderà dalle fiere che le puntano addosso il mirino e i denti; sullo sfondo di un’aquila nera lei lo abbraccia, le dita di una madre non tremano.

Le belve fissano da lontano, ghignano, sbattono fauci mentre la ragazza, donna, madre, puttana, maledetta, amore, amante, futura, morta, infinita, potenza, sua, porta con sé l’arma invisibile che ucciderà i volti nascosti.

Sorge una guerra e viene fatto brillare lo smalto. Le schegge trapassano carne e ricordi, recidendo tendini e legami.

Lei sente di cadere, sente gli spari.

Il grilletto premuto frinisce, luce dall’alto la notte schiarisce.

Una pallottola nasce dal grembo di una madre china sulla petineuse, fa il giro del mondo e non si ferma mai.

Somme

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola BISOGNO. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @ale_primo_conte, @alicenonsa, @aritmia_poetica, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @iosonorainmaker, @respiro_nero. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

Questo nostro bisogno è un bi-sogno.

È la somma di una bocca più una bocca.

Due occhi più due occhi.

Tre cuscini economici più tre cuscini variopinti.

Quattro ruote di station wagon più quattro ruote di utilitaria.

Sei bicchieri dell’Ikea più sei bicchieri della nonna.

Dieci dita della mano più dieci dita della mano.

Cento mete mai viste più cento luoghi da vedere insieme.

Duecentosei ossa più duecentosei ossa.

Mille parole non dette più mille parole da ascoltare.

Poco più di duecentottantanovemilaottanta ore di vita più poco meno di duecentottantanovemilaottanta ore di vita.

Un milione di sfumature più un milione di sfumature.

Questo bisogno è un libro scritto a quattro mani da due romanzieri utopici – voglio fondermi rimanendo me stesso! – che condividono le scorte di inchiostro, avanzano una parola alla volta, si godono ogni stanghetta delle “a”, ogni puntino sulle “i”, ogni svolazzo delle “z”. Decine di parole già scritte, centinaia di pagine di appunti, migliaia di fogli bianchi che pulsano.

Questo bisogno lo creiamo in due, sarà uno e non avremo bisogno di nulla.

Con-torto

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dalla parola TORTO. Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da una parola comune. Questa settimana partecipano: @aritmia_poetica, @bostikdisillusioned, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @iosonorainmaker, @laragazzachecorreconilupi, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione. (Progetto nato su Instagram).

Nacque storto in un mondo di storti che si inclinavano per apparire dritti.

Nel corso della sua vita, a torto o a ragione, optò per una mimetica drittura che mai mascherò la stortura ma quietò la paura.

Un giorno suonò il postino, firmò dove c’era da firmare, aprì il pacco: aveva ricevuto un torto.

Non aveva tutti i torti, quello gli mancava, ne rimase sgradevolmente sorpreso; se lo rigirò tra le mani, per un attimo pensò che fosse già suo e in qualche modo glielo avessero estorto, poi lo annusò e si accorse di avere per le mani un torto marcio.

Chi mai si era preso la briga di fare un torto del genere proprio per lui?

Quando riuscì a calmarsi lo appoggiò sul tavolo e si mise dalla parte del torto per avere una nuova visione del mondo.

Attraverso il nuovo filtro percepì quanto il suo mascherarsi fosse assurdo e distorto e decise, da quel giorno, che mai più avrebbe nascosto lo storto che era.

Se mai mi induceste, ob torto collo, a commentare questa storia ammetterò il contorsionismo di questo testo notturno, casuale, pastrocchio.

Vendesi parola

[Varietà]

Vendesi a causa del personale disinteresse a sfruttarne tutte le potenzialità la parola pesca.

Solamente cinque lettere per ben due utilizzi diversi!

Di misura contenuta, nella modalità ortofrutticola si presenta morbida, maneggevole e aperta. Pèsca presenta qualche segno di usura, principalmente morsi, ma è sempre stata trattata con attenzione, scelta accuratamente e lavata prima di ogni utilizzo. Da utilizzatore affezionato devo ammettere che me la sono dovuta sciroppare anche quelle volte che si rivelava insipida e poco appetibile. Disponibile nelle varianti: bianca, gialla e noce.

Grazie alla pratica levetta si passa alla modalità sportiva con un solo click, con la possibilità di godere di un weekend rilassante in solitaria o in compagnia. In questa versione pésca si può considerare pari al nuovo, usata una sola volta appena acquistata ma perfettamente integra. Attenzione: all’interno della parola è presente una sola esca di prova. Stivali di gomma e canna non inclusi.

Se interessanti su internet si trova facilmente l’accessorio “vattela-“: associato a pésca permette un terzo uso della parola che però al momento mi sfugge.

Contattare solo se realmente interessati, non mi faccio prendere all’amo da perditempo.

Non accetto permute con la parola botte.

Gira-sole

[Varietà]

Il contenuto che leggerete è stato ispirato dall’opera di Simonetta Pedicillo @vidart_ao (v. immagine). Il progetto #scritturadesecuzione consiste nel pubblicare a cadenza settimanale (solitamente il lunedì) un testo/poesia ispirato da un elemento comune. Questa settimana partecipano: @alicenonsa, @aritmia_poetica, @bostikdisillusioned, @cm.wr, @gabbianigrassifoglivolanti, @hotel_caracas_cc, @iosonorainmaker, @laragazzachecorreconilupi, @mes.chers.souvenirs, @respiro_nero, @sibilodivento. Tutti i testi sono visibili all’hashtag #scritturadesecuzione (valido per Instagram).

– Che fai?

– Sto ballando.

Gambe storte, ginocchia e limpidezza in un elastico senza ritmo.

– A cosa stai ballando?

– Sto ballando a girare il sole.

Braccio sinistro in alto a destra, braccio destro in basso a sinistra. Movimento rotatorio con una fine incerta.

– Come si fa a girare il sole?

– Lo si prende per i bordi, tieni i polpastrelli morbidi che è delicato, poi tiri forte.

Testa ciondolante, guidata da una musica muta che non smette mai.

– Così… così va bene?

– Non domandare, non serve. Cerca il volo dei gabbiani e spingi verso la cima delle montagne.

Il sole gira, le labbra schiuse. I movimenti seguono le note inascoltate di una natura ritagliata nei colori.