Morbidi e liberi

[The One]

Morbidi e liberi

pancia su pancia

il desiderio di esserlo sempre

travolti

dal sesso arretrato, accumulato, immaginato.

Morbidi e liberi

comodi negli occhi

avvolti nelle bocche

accesi

da una scintilla sconosciuta, improvvisa, inaspettata.

Morbidi e liberi

fiati caldi

soffiati da labbra unite

incollate

da un desiderio atemporale, bilaterale, universale.

Morbidi e liberi

il cielo sul suo mare

volando su lenzuola

colorate

di tinte sconosciute, insperate, infinite.

Nel mezzo

[The One]

Maggio nel mezzo, sole e vento ancora fresco, fiocchi di polline, stormi.

Stendo le tue calze rimaste impigliate tra le pieghe delle mie coperte

insieme ai miei respiri

insieme al tuo sapore

tutti insieme pizzicati tra le lenzuola, il materasso, la voglia.

Maggio, stendo le tue calze, le nostre notti.

Ridiamo

[The One]

Ridiamo della mia pancia che fa strani rumori, delle tue facce sceme, della mia pessima scioltezza muscolare.

Ridiamo dei tuoi rutti a bocca aperta, dei film idioti senza senso, dei tuoi succhiotti sul collo.

Ridiamo delle mie calze bucate, delle tue calze spaiate, della voglia di bere presto.

Ridiamo delle foto di una gita, dei ricordi di una caduta, degli sguardi della gente.

Ridiamo dei balletti mezzi nudi, delle carezze sotto i palmi, degli orgasmi mai provati.

Ridiamo e continuiamo a farlo finché c’è fiato e vino, senza risparmiare una goccia di niente, che sia di alcool o di noi.

Non voglio ballare

[The One]

C’era una volta tanto alcool, che poi finì.

C’era anche una candela, che si consumò.

Per aria la musica; prima balcanica, per sudare, poi nostrana, per ricordare il mare.

Lui, appoggiato allo stipite della porta della cucina, il petto nudo, addosso solo un paio di pantaloncini e delle calzette scure, in mano una bottiglia con ancora un sorso appena.

Lei, in piedi in mezzo alla cucina, il seno nudo, addosso solo un paio di pantaloni morbidi con i tasconi sul sedere e sulle cosce, in mano un bicchiere con ancora un sorso appena.

Lei ballava in mezzo alla stanza con gli occhi chiusi, senza versare una goccia di vino, con i capezzoli dritti e il sorriso in alto.

Lui la guardava appoggiato alla porta con gli occhi pieni, senza risparmiare una goccia di vino, con i capelli lunghi e la voglia di fotografarla.

“Non voglio ballare” mentre lei ballava.

“Voglio farmi male” mentre lui godeva.

C’era una volta la voglia di vivere per sempre, c’era una volta il desiderio di non smettere di ballare mai più.

[Musica suggerita per la lettura: Zen Circus – Non voglio ballare]