Tallinn 2

[In viaggio]

Il piano di marmo del tavolino è striato di tonalità rosa, ocra e marroni, percorso da venature irregolari come il corso di un fiume imbizzarrito. Poso la tazzina che cozza sul piano lucido con un acuto clink e il rumore viene assorbito dal locale pieno del vocio della gente, del fermento dei camerieri, dei fragori della cucina. Nel caffè più antico di Tallinn, a detta dello stesso caffè, il caffè non è un granché, i dolci poco meglio.

Mi alzo e mentre cammino con le gambe rigide verso l’uscita, buttando lì un “arrivederci” in italiano che non arriva a nessuno, subisco il cliché del rullo cinematografico davanti agli occhi e in un attimo ripercorro i pochi giorni passati in inedita solitudine: luci e sguardi, viste da parapetti affollati, nuovi giochi per combattere la noia, panchine, siepi e scale. Nuovi colori che si aggiungono sulla pelle.

Varco la soglia del locale e vengo investito dal cielo e dal sole.

Sorrido.

Perché siamo gabbiani grassi e si vola così bene lassù, con il mare in basso e tutte le nuvole da scoprire.

Tallinn 1

[In viaggio]

Il panorama da una panchina.

Solo una ragazza che legge

una voce di donna che canta in sottofondo

uno schizzo maldestro sul quaderno

e una promessa a me stesso:

non dimenticare mai

il cielo di Helsinki

le pietre di Tallinn.

Marzamemi 1

[In viaggio]

Esiste un gatto color Marzamemi.

Spunta da un vicolo ma non lo vedi, si confonde con i muri, prende il colore delle pietre.

Miagola appena, il giusto da farti credere di averlo sentito, senza però dartene la certezza.

Salta soffice sui tetti, guarda il mare muovendo la coda al ritmo delle onde, sta fermo ore.

Tutti i cani lo conoscono, tutti i gatti lo rispettano, tutti i topi lo esorcizzano.

Esiste un gatto che non vedrai mai, ma se passerai da casa sua sarai quasi convinto del contrario.

Esiste un gatto e lo chiamerò Marzamiao.

Berlino 1

[In viaggio]

Hai uno spirito nuovo e un tono immenso, eppure non ti sento.

Hai tele grigie a disposizione di colori nuovi, forme quadrate a disposizione di pensieri tondi, spazi ampi a disposizione di mille piccole vite, eppure non ti sento.

Ho voglia di rivederti, ho voglia di mostrarti, ho voglia di leggerti e di ascoltarti, eppure non ti sento.

Roma 1

[In viaggio]

Ho maturato il pensiero che tu sia troppo bella e intelligente per poter essere compresa e gustata tutta.

Sei eccessiva, complessa, forse inarrivabile.

Non ti colgo a causa dei miei limiti percettivi, non riesco a includerti nei sensi, come se un secchiello pretendesse di contenere il mare.

Ti ammiro, ti calpesto, ti entro dentro e mi è impossibile andarmene via; sei un enigma magnetico, un puzzle dai colori accecanti e diversi tra loro che non riesco a mettere a fuoco nella loro interezza.

È snervante questo tuo passare sopra a tutto ciò che sei con leggerezza, con consapevole menefreghismo. Ti spengono le sigarette addosso e non te ne curi.

Poi, senza preavviso, ti giri e mi guardi. Come adesso a Campo de’ Fiori, dove due perenni Converse e spinello suonano Wish you were here. Mi guardi e io mi blocco; tu Medusa, io pietra. Mi guardi e ti guardo senza poter fare altro. Mi fissi, ti fai venerare e oltre al tuo sguardo vorrei addosso il tuo corpo.

Quanto sei bella Roma.

Portogallo 5

[In viaggio]

Quando sei pronta riportami a Porto

Dimentica i portici e perdiamoci per le strade.

Parioli, Parigi, Parma; nei paraggi niente pareggia l’apertura purpurea dei palazzi.

Ti prego facciamo presto, la pelle d’oca me la sento ancora addosso.

Quando sei pronta riportami a Porto, questa volta per restarci.

Portogallo 4

[In viaggio]

L’oceano ha un suono diverso. Più profondo, più cupo, più potente. Chiede rispetto con vigore e mostra i muscoli alla terra.

Anche l’odore è differente. Sa di abissi e luoghi sconosciuti, selvaggio e naturale.

Mi chiedo come facciano le rocce e la sabbia a resistergli, a non cedere alla sua autorità, al suo amore carnale.